Saturday 18, Nov 2017

Una famiglia per la famiglia

‘Una famiglia per una famiglia' è un progetto sviluppato dalla Fondazione Paideia a partire dal 2003 nella città di Torino, poi promosso in altre città e province italiane. Il Comune di Novara, con l'Assessorato alle Politiche Sociali e per la Famiglia insieme alla Fondazione della Comunità del Novarese e la Fondazione De Agostini, hanno dato il via alla sperimentazione di questa nuova forma di sostegno familiare, grazie al supporto metodologico della Fondazione Paideia, alla collaborazione della Cooperativa Sociale Elios, del Centro Servizi per il Volontariato della Provincia di Novara e del VCO, insieme a un'ampia e articolata rete di realtà operanti nella nostra città. Queste realtà partecipano alla promozione del progetto in tutta Novara, inoltre le varie associazioni interessate al progetto vengono coinvolte nella definizione delle linee operative, anche attraverso momenti di confronto e condivisione, con l'obiettivo di consolidare una sempre più efficace collaborazione tra servizi pubblici e privato sociale. Ad oggi diverse realtà associative della nostra città hanno dato la loro adesione al progetto: l'ANFAA, il Punto Informativo dell'Ordine degli Psicologi, il CSI, la Comunità Samuel, la Cooperativa Sociale Elios, Abacashì, Sermais, gli asili nidi accreditati Alcarotti, Marameo, Babilandia e Primi passi, la Scuola Materna Beretta, l'Opera Pia Negroni, il CAV, l'AUSER, il Centro di Consulenza Familiare, le Sorelle Ministre della Carità di S. Vincenzo De Paoli, e l'AGESC (Associazione Genitori Scuole Cattoliche). Attualmente sono in fase di sperimentazione 4 affiancamenti familiari e altri dovrebbero partire entro la fine dell'anno. Prosegue di pari passo il lavoro di sensibilizzazione e di raccolta di disponibilità da parte di famiglie che abbiano voglia di mettersi in relazione con altri e dare del tempo per sostenere un'altra famiglia. Il progetto ha sede presso il Centro per le Famiglie dove è possibile rivolgersi per aderire e avere informazioni e chiarimenti sullo sviluppo del progetto a Novara e su come aderire. Chi fosse interessato a conoscere nei dettagli il progetto e a partecipare può contattare il CENTRO PER LE FAMIGLIE che si trova in Via della Riotta 19/D. I recapiti del centro sono: tel. 0321/696417 mail. centro.famiglie@comune.novara.it. TUTTO QUELLO CHE C'E' DA SAPERE SUL PROGETTO Cos'è l'affiancamento familiare proposto dal progetto? ‘Una famiglia per una famiglia' è un intervento di sostegno non professionale. È quindi basato sullo scambio di competenze genitoriali e familiari maturate in modi diversi, come diverse sono state le famiglie che hanno dato in questi anni la disponibilità a coinvolgersi in questa avventura. Nell'affiancamento un ‘sistema familiare' interagisce con un altro ‘sistema familiare': non si tratta di prendersi cura di uno o più bambini, ma di condividere momenti ed esperienze con un'altra famiglia, in semplicità e in un'attitudine di ascolto e reciprocità. Ogni progetto ha poi degli obiettivi e delle modalità di svolgimento specifiche. Che caratteristiche deve avere una famiglia che affianca? L'affiancamento familiare è un'esperienza adatta a tutti. Ciò che serve, è avere un po' di tempo a disposizione, avere il desiderio di mettersi in gioco e aprirsi a nuove relazioni. Le famiglie affiancanti possono avere provenienze, background, età, caratteristiche e conformazioni del sistema familiare differenti, ma sono accomunate dalla disponibilità a fare nuove esperienze e da un atteggiamento di apertura verso gli altri accogliente e non giudicante. Che impegno? Nell'affiancamento ognuno mette a disposizione il tempo che ha e il progetto viene costruito sulla base delle esigenze e dei tempi della famiglia. Tutto il nucleo familiare viene coinvolto (mamma, papà, bambini...) ciascuno con le sue competenze in relazione al genere e all'età: ad esempio, il padre può aiutare in piccoli lavori di manutenzione dell'alloggio, i figli per i compiti scolastici, la madre nelle attività quotidiane relative alle necessità familiari. Quanto dura l'affiancamento? Il progetto di affiancamento ha una durata di circa un anno. Può essere eventualmente rinnovato per alcuni mesi nel caso si ritenga necessario, in accordo con tutti i partecipanti. Come si svolge l'affiancamento? Quando viene individuato un possibile abbinamento, le famiglie vengono informate e decidono se confermare la disponibilità. Dopo qualche incontro conoscitivo, le due famiglie, insieme al tutor e all'assistente sociale, concordano i contenuti del progetto scrivendoli su un documento (il patto educativo) che viene firmato da tutti i partecipanti. Nel patto sono indicati gli impegni di ciascuno, le attività previste e i tempi dell'affiancamento. Nel caso durante il progetto si verificassero dei cambiamenti, le eventuali modifiche o aggiustamenti sono concordati tra tutti i partecipanti al progetto. Se la famiglia affiancante si trova in difficoltà, cosa può fare? Ogni famiglia affiancante coinvolta nel progetto viene accompagnata nel percorso da un tutor, ossia una persona presente per tutta la durata del progetto che, oltre a concordare con la famiglia incontri periodici, è a disposizione per domande, dubbi e confronti, anche in orari non convenzionali (viene data la disponibilità di un telefono cellulare). Il tutor è una persona con esperienza nell'ambito dell'affido e dell'accoglienza e può essere un operatore del sociale, un volontario, una persona con esperienze di affidamento, un membro di un'associazione... Il tutor è inoltre in contatto costante con l'assistente sociale che segue la famiglia in difficoltà. Periodicamente, le due famiglie, insieme al tutor, si incontrano con l'assistente sociale per un aggiornamento generale sul progetto. Le famiglie che aderiscono al progetto sono inoltre coinvolte in incontri mensili di formazione/sostegno rivolti alle famiglie affiancanti, in cui viene favorito il confronto tra famiglie e rielaborati i contenuti dell'affiancamento. Alla formazione vengono invitati a partecipare anche i figli adolescenti/adulti. Riceve un contributo per l'affiancamento? Le famiglie affiancanti ricevono mensilmente un rimborso spese, differenziato a seconda del progetto concordato, che consente loro di sostenere agevolmente le piccole spese eventualmente previste nel progetto. Come si fa a diventare famiglia affiancante? Chi è interessato al progetto viene invitato a partecipare a un corso iniziale (tre incontri in orario serale o pre-serale) in cui vengono approfonditi i diversi aspetti del progetto ed è possibile condividere esperienze, domande, dubbi, curiosità. Dopo il corso è previsto un colloquio individuale, in cui la famiglia può ulteriormente approfondire le sue motivazioni e decidere se confermare o meno la propria disponibilità ad essere coinvolta nel progetto. LA PAROLA A CHI SOSTIENE IL PROGETTO ASSESSORE ALLE POLITICHE SOCIALI E PER LA FAMIGLIA DEL COMUNE DI NOVARA, ELIA IMPALONI Perchè questo progetto è importante per il Comune di Novara? ‘Una famiglia per una famiglia' apre un nuovo indirizzo nell'offerta dei Servizi Sociali del Comune di Novara. Questa amministrazione, grazie al lavoro minuto degli operatori sociali, è riuscita a superare alcune difficoltà iniziali e a rendere feconde le risorse messe in campo. Si tratta di una forma di affiancamento temporaneo di sostegno al nucleo famigliare che mira a promuovere una solidarietà tra cittadini che si rendono disponibili e tra cittadini che accettano di essere accolti, aiutati e supportati. ‘Una famiglia per una famiglia' si pone nel rispetto delle identità che si incontrano, nell'ottica della solidarietà ma anche della corresponsabilità e del coinvolgimento. Non è un percorso di integrazione e di pura assistenza, ma un percorso di interazione tra persone differenti che mettono in campo fragilità, forze, disponibilità e luoghi di accoglienza e di ospitalità. Questo progetto favorisce inoltre un nuovo pensiero nel tessuto cittadino. ‘Una famiglia per una famiglia' si inserisce perfettamente nella politica del nuovo welfare che supera il concetto dell'assistenza economica. Si pone in una posizione di scambio reciproco. Il vantaggio del progetto è che nulla è lasciato al caso, non ci sono improvvisazioni e voli pindarici. La formazione, il sostegno da parte dei referenti e di tutor offre la garanzia che chi aiuta e chi chiede aiuto non è lasciato solo. DIRETTORE OPERATIVO DELLA FONDAZIONE DELLA COMUNITA' DEL NOVARESE, GIANLUCA VACCHINI Perché la vostra Fondazione sostiene questo progetto? Obiettivo delle Fondazioni comunitarie è anche sperimentare nuove forme di welfare. Il progetto ‘Una famiglia per una famiglia' recupera la solidarietà tra le famiglie appartenenti alla comunità e valorizza le esperienze di sostegno e di aiuto informale che, storicamente, sono sempre esistite sul nostro territorio. Si tratta di una forma di prossimità basata sullo scambio, la relazione e la reciprocità, che non può trovare indifferente una Fondazione Comunitaria come la nostra, da sempre attenta alle esigenze del proprio territorio. SEGRETARIO GENERALE DELLA FONDAZIONE DE AGOSTINI, CHIARA BOROLI Perché la vostra Fondazione sostiene questo progetto? La Fondazione De Agostini ha scelto di essere partner in questa iniziativa innanzi tutto per la bontà del progetto, frutto di un attento studio di ricerca sociale a cui è seguita la sperimentazione in diverse aree del nord Italia. A proporcelo è stata la Fondazione Paideia che con la sua storia e la sua esperienza se ne fa garante. Una famiglia per una famiglia è un progetto di prevenzione che sempre più si delinea come l'approccio vincente per affrontare il disagio sociale di qualunque natura, sia che coinvolga i giovani sia che interessi la famiglia e, a cascata, i minori. Inoltre il progetto coinvolge i servizi sociali e le associazioni del territorio in una virtuosa interazione che porterà a una collaborazione sempre più efficace tra pubblico e privato sociale. Questo progetto è dunque un modello replicabile che dà anche alla città di Novara una nuova prospettiva di intervento in tema di tutela dei minori. LA PAROLA A CHI VIVE IL PROGETTO UNA FAMIGLIA 'AFFIANCATA': LA STORIA DI MIRIAM Io mi chiamo Miryam: ho 35 anni e vivo in Italia da 1999, ho un bambino piccolo che si chiama Leonardo; il papà non c'è. Ho accettato di partecipare al progetto perché io sono da sola ed era bella l'idea di avere una famiglia a cui puoi chiedere se non sai qualcosa, se non sai come fare con il bambino. La famiglia che mi ha affiancato mi è piaciuta da subito, e l'ho capito dalla prima volta che li ho visti, a pelle: mentre aspettavo dall'assistente sociale è arrivata Lucia, tutta così dolce, solare, con questo viso...e ho detto "Oh, ecco, questa è la mia famiglia!". Questa famiglia è come me. Sono sinceri, bravi, sono lavoratori, sono umani. Non li ho mai sentiti come dei maestri o che si davano delle arie con me; io ero felice che ci fosse qualcuno. Mia mamma è morta l'anno scorso e prima potevo parlare con lei se avevo dei problemi. Adesso c'è Lucia. Lei e suo marito sono per me una famiglia, non sono solo amici. Loro hanno un bambino già grande e le chiedo come fare quando Leonardo fa i capricci..., mi danno una mano nella gestione del bambino, siamo sempre soli io e lui, e faccio fatica a separarmi anche se solo per poche ore. Io mi posso fidare di loro, non come gli amici da cui ho preso un sacco di fregature; perché se mi confido con loro non è che vanno a raccontarlo, cercano di aiutarmi. Gli amici invece si vogliono solo divertire: io sono rimasta con mio figlio anche al dormitorio, ma nessuno dei miei amici mi ha proposto di ospitarmi. Anche un giorno che sono stata male Lucia è venuta, ha preso il bambino e lo ha tenuto due giorni. Mi ha aiutato tanto, perché io sono sola e sono sempre con lui. Per me è stato importante avere delle persone con cui possiamo condividere. Loro sono impegnati, ma le giornate in cui ci vediamo sono piene. Non è il tempo che passi, ma come lo passi. Con loro mi sento libera di chiedere; quando ho trovato un lavoro, ho chiesto a loro che mi tenessero il bambino, perché so che con loro sta bene, e io mi sentivo tranquilla. E' bello avere qualcuno su cui puoi contare. Ti sostengono anche moralmente. Facciamo anche cose belle insieme: siamo stati anche con loro al mare e ci siamo divertiti un sacco. Si sta bene con loro, puoi parlare di tutto quello che vuoi. UNA FAMIGLIA 'AFFIANCANTE': LA RISPOSTA DI LUCIA E DELLA SUA FAMIGLIA Io sono Lucia: fare il progetto con Miriam per me ha voluto dire vedere gli incastri quotidiani di una donna che deve fare fronte a lavoro precario, il figlio che affronta l'assenza del padre e dei nonni, le cure per la casa, la sua solitudine e il desiderio di coltivare nuove amicizie, i problemi economici, la fatica a separarsi ogni tanto dal figlio... Miriam non ha la macchina, viene dalla Moldavia e non ha parenti in Italia. L'incastro di cui sopra è veramente arduo. Vivere questa esperienza con lei mi ha permesso di riconoscere il lusso della 'qualità della mia vita'. Avere i propri spazi, discutere con gli insegnanti dell'educazione dei figli - perché non è a rischio la promozione - poter scegliere tra le attività che siamo interessati a svolgere la domenica: sono elementi che hanno a che fare con la qualità della vita, ma non tutti se lo possono permettere. Il pensiero frequente in me era aiutarla per poterle permettere un po' di riposo. L'attività più frequente è stata il sostegno nella quotidianità, l'accompagnamento nei momenti più critici, le cene insieme. Farle vedere che insieme potevamo affrontare i problemi: magari non risolverli, ma sapeva che noi eravamo con lei, dalla sua parte. La disponibilità al confronto e il rispetto che Mirian ha sempre dimostrato hanno reso possibile questa azione. Credo che "entrare" in un'altra famiglia, conoscerla da di dentro, rispettare le dinamiche familiari e i valori che la sostengono, sia uno dei nodi critici di questo progetto, che però ti aiuta a crescere e a condividere con la tua famiglia una grande esperienza di apertura e di incontro. LA PAROLA A UN TUTOR: SUSANNA BARNI (Sorelle Ministre della carità di San Vincenzo De Paoli) Puoi raccontarci qualcosa di questi primi mesi da tutor con una famiglia affiancante? Il percorso con la famiglia affiancante è iniziato in primavera, la loro grande disponibilità e il desiderio di dare concretezza all'affiancamento hanno dato un notevole impulso alla realizzazione pronta del progetto. Dopo un primo incontro con la famiglia affiancante, nel quale la stessa ha potuto condividere timori e dubbi oltre che desideri e disponibilità, abbiamo incontrato la famiglia da affiancare. L'incontro si è svolto in un clima di serenità e di accoglienza reciproca. L'imbarazzo iniziale si è in breve sciolto e, dopo una breve presentazione e la stesura del patto, le famiglie hanno dato vita ad un intreccio di contatti che sono stati all'insegna dell'informalità e della spontaneità. Quando sento Sandra che mi racconta del loro incontrarsi o mi informa su dubbi o perplessità che possono sorgere, capisco che l'ascolto e la possibilità di un dialogo aperto con qualcuno che sia partecipe, pur se dietro le quinte, può offrire quell'opportunità di confronto che a volte avremmo tutti un po' bisogno nella vicende della nostra quotidianità. D'altra parte l'aver sperimentato l'immediata disponibilità dell'assistente sociale è stato per me un importante scambio con i servizi e ha rassicurato anche me sulla fluidità della comunicazione. Credo che questo elemento, sia uno dei più importanti per permettere la buona riuscita del progetto e in questa mia esperienza è stato assolutamente positivo. Direi quindi, al di là di ruoli e titoli, che la formula è buona e mira a favorire il nascere di relazioni di prossimità semplice e naturale che purtroppo la nostra condizione di vita odierna sempre più impoverisce e comprime in spazi e tempi angusti. L'intreccio di relazioni che nasce da un progetto pensato ed elaborato è in realtà quanto mai 'naturale' e aderente alle normali esigenze della convivenza umana.

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