Salta al contenuto principale
vestiti

Non mi sottovalutare, vedrai di cosa sono capace

I centri di servizio del Piemonte stanno realizzando una campagna di sensibilizzazione sullo spreco e sul consumo critico che è incentrata sul concetto di valorizzare oggetti, alimenti o prodotti che apparentemente sono alla fine della vita utile, o non più commestibili, ma che in realtà possono essere riutilizzati, riparati o riciclati, o donati, in un’ottica di riduzione dello spreco e sostegno a chi ha bisogno.
La seconda storia di riuso e riutilizzo di materiali: la raccolta delle stoffe.
Un aiuto per le persone bisognose, di solito è questo il motivo che spinge i cittadini a donare ai centri di raccolta degli abiti smessi o a metterli nei cassonetti per la raccolta degli indumenti usati.
Un comportamento meritevole, che dovremmo adottare tutti: con un piccolissimo sforzo - quello di raccogliere ciò che non ci serve più e portarlo al cassonetto più vicino - contribuiamo anche a inquinare meno.

cassonetti

I vestiti usati, infatti, oltre a essere donati così come sono a chi ne ha bisogno, possono anche essere rivenduti (sempre per una buona causa) o riciclati per farne, per esempio, materiali per l’edilizia ecologica.
Il riciclo degli abiti usati, però, è poco avviato, nonostante la legge Ronchi ne abbia sancito il trattamento come rifiuto nel lontano 1994. Secondo le stime soltanto il 12% dei rifiuti tessili viene riciclato.
In Italia, si raccolgono soltanto un chilo e 600 grammi di vestiti smessi a persona all’anno, un dato inferiore alla media europea, soprattutto se si considera che il consumo di prodotti tessili nostrano è piuttosto elevato (circa 14 chili a persona in un anno). Se incentivata, la raccolta di abiti usati potrebbe facilmente raggiungere i 5- 6 chili l’anno a persona, riducendo così notevolmente l’impatto ecologico di questi rifiuti. Per questo, incrementare la raccolta dei vestiti, e quindi ridurre la percentuale di tessile che finisce nella pattumiera comune, è diventato un obiettivo.
Se buttiamo un vestito usato generiamo un costo a carico dell’amministrazione comunale: in media le amministrazioni spendono 18 centesimi per ogni chilo di abiti da smaltire da moltiplicare per le tonnellate di abiti smessi.
Invece, se lo doniamo a un’associazione  facciamo una scelta costruttiva. Facendo questa seconda scelta ne beneficia anche l’ambiente: un capo recuperato è riutilizzabile sia come indumento sia come fibra. Per ogni chilo di abiti recuperati si risparmiano 6 mila litri di acqua e si riducono pesticidi, fertilizzanti e anidride carbonica.

ciclo

Le regole per non sprecare nulla
Il cambio del guardaroba  è un’ottima occasione per fare la cernita dell’usato. Si stima che circa un quinto degli abiti nell’armadio non vengano utilizzati praticamente mai. Insomma sono un rifiuto pronto per essere buttato. Tutta questa stoffa può essere riutilizzata e avere nuova vita, tutto è meglio del destino in pattumiera.

  • Se il capo è in buono stato prova a rivenderlo presso un negozio dell’usato o a scambiarlo con amici e parenti 
  • Metti l’usato in sacchetti ben chiusi (anche gli accessori e le scarpe) e portali nei contenitori della raccolta; assicurati, però, che si tratti di un servizio autorizzato: cerca sempre il logo delle associazioni caritatevoli.
  • Ricorda che i contenitori degli abiti usati non sono una discarica: non portare rifiuti di altro tipo

Approfondimenti:
Negozi dove portare i vestiti (oltre che comprarli)
Un terzo del nostro guardaroba non lo abbiamo mai utilizzato. Come scambiare abiti

Il CST contro lo spreco:
La prima storia: le plastiche dure
Le iniziative di lotta allo spreco organizzate dal CST sui territori

Condividi